nov 16 2011

Le cronache dello Sguardo dell’altro in Bosnia e Polonia.

Alberto Brancolini

Il progetto Lo Sguardo dell’Altro dello YEPP Albenga è stato in Bosnia e in Polonia. Due viaggi piacevoli ma intensi, di cui questo video è la testimonianza.

Musica:

Anti-Gravity Drive, Pyramedics of the Pyramidion, Fire Down Below from album Anti-Gravity Drive by SoLaRis;

All I Have (Radio Edit), Club Anthem 2011 (Original Mix) by Discoboutique;

A – Triolism, F – Msiloirt from album Ursula Minor by Andalib Sukut;

Illusion Dream Machine from album Metamorphosis by Chill’em;

Soft Beatz from album Electromotion by Elecro-Jot;

Havkosko, Am Un Bade, A Bre Ludo, Imate Li Vino from album Opus 1 by Les Inedits Tziganes;

Ballade #1 in G minor, Op. 23 by Frederic Chopin,
from album The Pianist – Original Motion Picture Soundtrack, performed by Janusz Olejniczak.

Fonts: Bolonewt by Jason Pagura; Fibel by Peter Wiegel


lug 29 2011

Restyling del logo YEPP

Alberto Brancolini

Lo sguardo dell’altro è in corso. Altri progetti dello YEPP Albenga stanno per giungere a compimento. Per pubblicizzare adeguatamente questa realtà, saranno dislocati in vari punti della città degli espositori fissi e per questo mi è stato chiesto di occuparmi del restyling del logo YEPP (quattro mani che lanciano nell’aria quattro sfere con le lettere Y E P P).
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Un ringraziamento a Massimo Vota che ha scattato la fotografia alle mani.


apr 19 2011

The Chronicles of Musica Migrante 3 (updated)

Alberto Brancolini

Nell’ultima settimana di luglio 2010 si è svolto a Albenga il festival Musica Migrante, una manifestazione ideata dal gruppo YEPP di Albenga per avvicinare la popolazione locale a musiche di tradizioni extra-nazionali e del sud Italia.

Il video è stato prodotto per far conoscere i risultati di questa iniziativa ai dirigenti dello YEPP e al pubblico.

incorporato da Embedded Video

vimeo Direkt

Un grazie particolare a Salvatore Carducci, che ha trasformato in qualcosa di udibile la registrazione audio che la produzione ha ricevuto dall’esterno.

Dopo la prima versione, creata a dicembre, sono state apportate alcune modifiche. Soprattutto, ho avuto tempo di rifare le infografiche e la correzione colore.


feb 8 2011

Istruzione. Cooperazione. Partecipazione.

Alberto Brancolini

Istruzione, cooperazione e partecipazione. Un manifesto 70 x 50 per questi tre valori cardinali nella rifondazione della società democratica. In questa società di consumisti, stiamo attenti a non buttarli.

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Le tre parole sono state scelte da Luca Napoli e da me.


nov 17 2010

La Revolution est commencée

Alberto Brancolini

Gli studenti dei licei di Imperia sono insorti contro la riforma Gelmini (ossia i tagli di Tremonti con una parrucca castana) e hanno fatto consumare un po’ di bytes e inchiostro. Stupendo, meraviglioso, eccezionale!

L’ispirazione è stata immediata.

larevolution

Il testo riportato è stato concordato dai rappresentanti degli studenti del liceo Vieusseux (il mio liceo!) e De Amicis di Imperia.


set 13 2010

La violenza fascista ha rotto

Alberto Brancolini

Questo manifesto è disponibile, in formato A1, per chiunque lo voglia stampare (50 MB).

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Download the poster (A1).

Imperia è una città di destra, non abbiamo il minimo dubbio, ma speravamo che certi episodi appartenessero al passato. Invece abbiamo scoperto che diversi ragazzi che frequentano il centro sociale La Talpa e l’Orologio hanno subito aggressioni a movente politico. Sappiamo che la banda protagonista degli attacchi ha agito in pieno giorno e in luoghi aperti: questo non testimonia solo spudoratezza, dimostra soprattutto una certa coscienza di impunità. Sfortunatamente, è presente anche in molti, troppi adulti una cultura della violenza contro chi è di sinistra ed è sintomatico che i figli di queste persone finiscano per mettere in pratica ciò che in casa rimane confinato alle parole.

C’è un problema culturale e uno, più immediato, di sicurezza. La risposta della Sinistra imperiese sarà forte, articolata e si avvarrà di tutti i mezzi disponibili.

Per quanto mi riguarda, ho ideato questo bel cazzottone nello stomaco borghese. Pardon, della gente-per-bene (ché borghese non si usa più).

Ho lasciato spazio vuoto in basso perché ci sia posto per quanti più simboli possibili di partiti, associazioni e quant’altri che si riconoscono nell’antifascismo.

Lo slogan è piuttosto colloquiale, ma mi è sembrato perfettamente figurativo -in altri contesti potrei dire icastico- e adatto al disegno.

Ho realizzato il manganello con Maya e allo stesso modo ho illuminato lo sfondo, affinché i chiaroscuri e la bumpmap creassero un mood piuttosto contrastato e crudo. Ho montato i due monconi e la spaccatura con Photoshop.


lug 27 2010

Striscione per Cortei dei GD Imperia

Alberto Brancolini

Semplice e lineare, chiaramente visibile a distanza, questo striscione di 3 x 0,8 metri (non 1 metro, per non sbattere nei piedi) è stato concepito per adattarsi a quante più occasioni possibili, senza perdere il valore centrale della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Ho vivacizzato lo sfondo con una fotografia di una folla in corteo, tanto per rimarcare il concetto.

striscione

E finalmente giunse il giorno 11 dicembre 2010 e la grande manifestazione PD di Roma (in cui eravano circa 50, come risulta dai dati della Questura).

striscione

lug 21 2010

Non abita qui

Alberto Brancolini

Non abita qui è un cortometraggio di finzione, nato da un’idea di Antonella Viale e mia, che ho realizzato come progetto finale del corso SAE DFM 1108 (febbraio-maggio 2010). Buona visione, il commento dopo.

incorporato da Embedded Video

vimeo Direkt

Perché: Non abita qui è una breve detective story che contiene elementi sociali. Il film racconta un dilemma morale e giudiziario. In più, stigmatizza la legge 94/2009 che reifica la condizione di clandestinità. Ho voluto ricordare a tutti, nel modo più avvicente possibile, che Giustizia e Legge sono due concetti separati: la prima è un sentimento (è, diciamo, soggettiva), la seconda è un fenomeno sociale istituzionalizzato (è oggettiva). La Legge dovrebbe sempre essere ispirata alla Giustizia, specialmente in un paese di credenti -per il religioso, Dio è garante della giustizia della Legge poiché emana direttamente da lui che è il sommo Bene- ma sappiamo che non è così.
Oltre agli elementi socio-politici, c’è un elemento stilistico: un’estetica della presenza, in cui il punto di vista (la camera, ma anche il microfono) fa parte in modo percepibile dell’ambiente che riprende.

Dove: Volevo girare a Genova: il melting pot in cui le molteplici espressioni delle culture del mondo si fondono in un unico fluido. Per questo, ho cercato la collaborazione della Genova>Liguria Film Commission. Genova è un set eccezionale -ogni scorcio è uno spettacolo- in cui i personaggi del film si inseriscono bene: è normale incontrare per i vicoli immigrati, poliziotti e ogni genere di umanità. Né sono rari i delitti.
Il contesto delle riprese era fondamentale per l’obiettivo che mi ero prefissato: dimostrare che è lo sguardo del cineasta a fare il cinema. Chiunque può girare qualcosa, anche con il telefonino. Ma il vero regista crea un mondo nuovo con il suo sguardo. E, in questo caso, in tre giorni scarsi, muovendosi fra tre città: Milano, Genova e Imperia. Che è difficile (tanto che ho dovuto rinunciare a girare buona parte delle scene di raccordo previste).

Come: Di solito si lavora per addizione: si prende uno spazio più o meno vuoto -la scena- e lo si riempie, si mettono in scena oggetti e persone. Si crea un mondo e poi lo si riprende. Ma creare un mondo costa caro. E si rischia sempre di dimenticare qualche dettaglio, insignificante per la logica, ma importante per trasmettere il senso di vissuto. Gli attori, specie se giovani e/o inesperti, poi, non sempre riescono a essere i personaggi che hanno il compito di interpretare.
Tanto vale, allora, lavorare per sottrazione: ho rimosso la messa in scena (nei limiti, ovviamente); ho cercato attori non professionisti (a parte i due carabinieri, Marco Pesce e Giuseppe Socratini e il morto, Giorgio Caprile); ho girato all’aperto, in mezzo alla strada, esposto ai rumori e a qualunque cosa potesse accadere. I personaggi sono stati calibrati sulle persone che li interpretavano e hanno ereditato le loro maschere. Antonella Viale indossa abitualmente quel trench e fuma con il bocchino. Chafiq è semplicemente sé stesso. Battista (che è davvero il figlio di Antonella) ha partecipato solo a recite scolastiche. Hamza Roberto Piccardo conosce Antonella Viale da tutta la vita e il battibecco colto è tra i loro modi caratteristici di comunicare. I commercianti sono proprio gli esercenti dei negozi, a parte Simone Barbagallo che si è prestato all’ultimo secondo per interpretare la parte del soffia razzista.
Dopo aver contestualizzato i personaggi, toccava a me trovare il punto macchina migliore per rendere la scena fluida e accattivante, partendo tuttavia da un’auto-limitazione imposta da motivi logistici e stilistici: ripresa rigorosamente a mano (ahimé, meno salda del previsto… mea culpa) e valori della camera piatti: volevo un estetica da video virale. Così, grazie allo sguardo educato del regista, il cinema può apparire anche lì dove non sembra ci sia.

Suono: Il suono -qui, purtroppo, penalizzato dalla compressione- merita un discorso a parte. Sapevo che mi sarei trovato in mezzo ai rumori della città, quindi li ho usati: ho approfittato dell’opportunità di incorporare l’ambiente e sfruttarlo a fini estetici. Della ripresa in stereo nativo, del missaggio e della scelta delle musiche si è occupato in modo brillante Alberto Migliore, diplomato SAE e laureando nel corso BA.