Questa mattina un garrulo giovanotto, scortato niente meno che dal sindaco della mia città e da un noto consigliere regionale, ha consegnato al sottoscritto relatore una lettura. Dovevano ritenere che prenderne visione sia fondamentale, poiché gli hanno fatto sapere che una seconda copia gli verrà presto recapitata a casa, via posta.
Lo stampato si presenta in formato quadrato di lato 20 centimetri, di carta patinata opaca leggera, rilegatura con graffette.
La copertina riporta un titolo -in Times New Roman grassetto- con la parola “Governo”, quattro sottotitoli che richiamano questioni di grande interesse pubblico -sempre in Times New Roman- una fotografia in alto ritraente un’assemblea parlamentare italiana e altre quattro fotografie più in basso. La presenza a piè di pagina del simbolo dell’attuale partito di maggioranza conferma l’impressione che la lettura non abbia per tema gli aspetti della vita della città, ma la politica nazionale.
Scorrendolo velocemente il lettore potrà notare l’impaginatura a doppia colonna asimmetrica, il testo scritto con carattere a bastone non graziato e la presenza di molte fotografie. I soggetti sono i più vari, eccezion fatta per un elemento ricorrente: un uomo sorridente dal viso così tondeggiante e luminoso da sembrare una maschera -ma si sa che l’uso di cosmetici è ormai comune tra i maschi- vestito sempre in doppiopetto scuro, camicia azzurra e cravatta blu. Dimostra all’incirca 40 anni, ma date le precedenti considerazioni sulla cosmesi sospetto che sia più anziano. La sua presenza, sporadica nelle prime pagine, si intensifica alla fine, tanto da occupare quasi integralmente la quartultima, la terzultima e la quarta di copertina. Nello specifico, i siti Internet riportati sulla quarta sembrano identificare quest’uomo come il Berlusconi -di nome Silvio- che il simbolo di partito indica come Presidente.
Spiccano in tutto lo stampato i toni del blu: evidentemente la tinta caratteristica del partito. Il relatore -non volendo credere a una motivazione infantile come il colore della nazionale di calcio- ritiene che questo, così come la scelta dei caratteri pieni e rotondi, sia un tentativo di sfruttare i meccanismi inconsci del lettore per rilassarlo: da tempo la ricerca psicologica ha infatti verificato che il blu
[...] è purificante ed è il colore dello spazio. Induce all’introspezione, alla sensibilità, alla calma e serenità. Molto utile in caso di stress, nervosismo, ansia, insonnia, irritabilità e infiammazioni. Ha proprietà antisettiche, astringenti e anestetizzanti. Si usa in tutti i sintomi che sviluppano calore e nei dolori: mal di gola, laringiti, raucedine, febbre, spasmi, reumatismi. (http://www.disinformazione.it/cromoterapia.htm)
Lieto di non essere affetto da alcuno di questi malanni, il relatore procede a compiere una lettura più approfondita.
Il testo è propaganda camuffata da saggistica socio-politica.
Immediatamente l’analisi rivela incongruenze. I sottotitoli -nominali e perentori- per forma e contenuto sembrano suggerire capacità d’azione, risolutezza ed efficienza. Colpisce così che siano accostati a fotografie di noti e costosi disservizi, come lo sono un’assemblea parlamentare italiana, un treno italiano e l’apparato di Pubblica Sicurezza italiano. Possibile che si tratti di progetti futuri? Lo fanno sospettare la quarta fotografia che ritrae case appena costruite su una spianata di terra -spesso simbolo di una società giovane in espansione- e la quinta, in cui il tale Berlusconi si rivolge a un uomo di colore -aspetto formale, circa 40 anni e una bandiera degli Stati Uniti spillata sul risvolto della giacca- e sembra comunicargli qualcosa di molto importante e segreto, visto che non si fa scrupolo di parlargli all’orecchio pur trovandosi di fronte a un microfono.
Anche il resto dello stampato lascia perplessi. Nel complesso è leggibile e di ritmo sostenuto, ma non entusiasma affatto. Il lessico mantiene sempre un registro medio, adatto a tutte le tipologie di lettore, come se gli autori non avessero voluto correre alcun rischio di urtarne la sensibilità. Il testo è permeato da un certo ingenuo entusiasmo e da un ottimismo eccessivo fino alla stucchevolezza, che dapprima coinvolge, ma successivamente priva il lettore del pathos necessario all’identificazione con il protagonista e finisce irrimediabilmente per stancarlo. Soprattutto, con la possibile eccezione di quelli che ho ritenuto essere progetti per il futuro, non dice nulla che non sia già stato scritto e letto.
Il relatore non si dilungherà in una puntigliosa analisi semiologica e estetica, perché eccederebbe le finalità di questa relazione. Tuttavia, per l’impegno deontologico che la sua professione richiede, gli corre l’obbligo di fare tre segnalazioni:
• i titoli di pagina e di sezione sembrano contraddire la percezione che il relatore ha della realtà del proprio paese, così come le percezioni di un gran numero di suoi conoscenti, tutti lavoratori d’esperienza e cultura, della cui parola non c’è da dubitare;
• nelle pagine quartultima e terzultima si compie il tentativo -maldestro e agiografico- di associare il successo della Nazione e finanche la Nazione tout court a tale Berlusconi Silvio, alle cui capacità è demandata in toto la crescita passata, presente e futura dell’economia e della diplomazia;
• sembra che i grafici e gli impaginatori dello stampato abbiano cercato -attraverso un’oculata cernita del materiale fotografico- di celare l’effettiva statura del suddetto Berlusconi Silvio. Il relatore è giunto a questa conclusione dopo aver considerato: che il soggetto sembra in grado di acquistare calzature di cui non provare vergogna; che il soggetto è quasi sempre ritratto vicino a una e una sola persona alta come lui, a mezzo busto o con un oggetto che gli copre i piedi e che, nel caso ciò non sia possibile, ha avuto l’accortezza di sistemarsi vicino a persone alte come lui. Occorrerebbe accertare se il soggetto non sia affetto da complessi di cui già si ebbe nota per quanto riguarda la figura di Bonaparte Napoleone, Imperatore dei Francesi.
Conclusione: l’opera appare al relatore priva di qualunque valore letterario, noiosa, di scarsa utilità e da non prendere sul serio.
Ma è possibile che, dopo una settimana di duro lavoro, sia troppo stanco per coglierne il lato umoristico.